|
Storia della FMW
Parte 17
Migliaia di persone sono eletrizzate al solo pensiero che tra poche ore saranno
qui. Altre migliaia, o forse più, rimpiangono di non poter esserci e farebbero
carte false per riuscire a cambiare questa sorte. E’ proprio strano: nella mia
vita è capitato spesso di andare controcorrente, di pensare in direzione opposta
alla massa, ma mai come oggi avverto questa contrapposizione, mai come oggi ne
soffro. Io non voglio essere qui. Sono passato letteralmente dalle stelle alle
stalle nel giro di una manciata di giorni e, dannazione, vorrei essere in
qualsiasi altro fottuto posto al mondo tranne che di fronte all’ingresso del
Kawasaki Stadium.
Anni di sudore. Anni passati a tirare la carretta, ad affrontare rischi
impensabili per la maggior parte dei miei colleghi. Prima mi ignoravano, poi
hanno iniziato a ricordare il mio nome, in seguito a temerlo, quindi a
rispettarlo: Mitsuhiro Matsunaga, qui in Giappone vuol dire qualcosa. Sono una
stella, uno dei porta bandiera del wrestling estremo e ne vado assolutamente
fiero. La scorsa settimana era arrivato il momento di godere della meritata
ricompensa per il mio lavoro, il mio talento ed il mio successo. Ho già vissuto
momenti speciali, sono già stato gratificato con incontri di alto livello, ma
questa volta l’occasione era unica: “Il 5 maggio affronterai Abdullah The
Butcher nell’evento più importante dell’anno e la vostra contesa sarà uno dei
tre main event della serata”… così mi hanno detto. Ho ringraziato, dissimulando
la gioia che mi attraversava dietro al mio aspetto apparentemente
imperturbabile. Il buon vecchio macellaio è stato un modello per qualsiasi
lottatore hardcore della mia generazione. Il dividere il ring con una simile
leggenda è senza ombra di dubbio il viatico migliore per poter essere
considerati leggenda a propria volta ed è questo l’obiettivo che mi sono
prefissato. Poi è arrivata la prima telefonata “Il match con Abdullah è saltato,
Quinones ha un contatto con Mick Foley e lo può portare allo spettacolo. Al
Kawasaki Stadium andrai contro Cactus Jack in un Barbed Wire Caribbean Glass
deathmatch, sempre nel main event ovviamente”. Ottimo, l’occasione di affrontare
Abby era fantastica, ma non da meno sarà combattere il vincitore del King of
Death IWA 1995. Il miglior lottatore hardcore statunitense contro la sua
controparte nipponica in un incontro all’ultimo sangue. Sangue. Ecco il
problema. Arriva la seconda telefonata “Ci dispiace, dopo l’incontro Foley
lascerà il Giappone per tornare in patria alla WWF. I loro dirigenti hanno
saputo dell’incontro…e del tuo problema, siamo costretti a trovargli un nuovo
avversario. Ci dispiace. C’è un posto libero in un six men tag verso la metà
dello spettacolo… ci dispiace”. Il treno è passato, avevo un biglietto di prima
classe, ma alla stazione me lo hanno stracciato… “si è liberato uno spazio nel
vagone merci, si accomodi lì”. Fottetevi. Dannato Quinones, dannata WWF, dannato
Mick Foley… dannata Epatite B.
Mentre Matsunaga si trascina stancamente verso l'ingresso degli spogliatoi,
sempre più convinto a far sentire la propria voce già a partire dall'indomani,
noi proseguiamo il nostro viaggio nella storia della FMW accomodandoci sugli
spalti del Kawasaki Stadium per assistere allo spettacolo più importante della
stagione. La visuale è ottima, potremo seguire facilmente l'azione sul ring
godendo al tempo stesso di una magnifica panoramica sui 33.321 spettatori
presenti. Un risultato di pubblico sicuramente inferiore al sorprendente sold
out di dodici mesi prima, ma comunque ottimo se rapportato alle media dei
biglietti venduti dall'inizio dell'anno e soprattutto al ritiro di Atsushi Onita,
fra l'altro presente in prima fila a ridosso del quadrato.
Tutto è pronto per cominciare, ma la pioggia che ha iniziato a cadere in
mattinata continua a battere la zona dello stadio diffondendo qua e là l'ipotesi
di un rinvio... ma il 5 maggio è il giorno della FMW (oltre che degli interisti
^_^) ed un provvidenziale venticello provvede a rischiarire in extremis il cielo
spazzando via nuole e preoccupazioni. Il ring viene liberato dai teloni
protettivi, l'impianto audio collegato e messo in funzione: che lo show abbia
inizio!
Potendo contare su una lunga card che attraverserà l'intero pomeriggio per
concludersi solo in serata, la dirigenza FMW decide di puntare molto sulla
varietà dello spettacolo. Se i main event saranno chiaramente i punti di forza,
il pubblico verrà intrattenuto match dopo match con proposte via via differenti,
adatte ad ogni tipo di gusto in fatto di wrestling. Scorrendo l'elenco degli
incontri ci si rende infatti immediatamente conto della varietà di stili e
combinazioni offerte: situazione, questa, possibile solo grazie ad un roster
completo come pochi altri al mondo ed ad una manciata di azzeccatissimi
“prestiti”.
L'onore (e l'onere) di aprire le danze spetta al giovane Nanjo Hayato ed al
serial killer di Venerdì 13, Jason The Terrible, che si affrontano in una
classica sfida fra un veloce peso leggero ed un imponente mostro di potenza.
L'atleta nipponico, partendo a spron battuto, riesce sorprendentemente a mettere
in seria difficoltà il rivale. Sfortuna vuole che i suoi attacchi risultino
troppo deboli per mettere K.O. Jason, il quale prende controllo dell'incontro e
lo trasforma in un calvario per il malcapitato Nanjo, la cui unica salvezza è il
decisivo conto di tre che lo inchioda definitivamente a tappeto.
Dopo un rapido incontro femminile reso piuttosto pittoresco dagli sgargianti
costumi indossati dalle lottatrici ed un six men tag team match fra seconde (o
meglio terze) linee della federazione, arriva il momento del commedy, proposto
in ben due incontri distinti. Il team composto da Ricky Fuji ed i Rock'n'Roll
Express riesce ad avere la meglio sugli sconclusionati mostri provenienti dalla
W*ING: nell'occasione sono della partita The CryptKeeper (Lo zio Tibia) e
BoogieMan (Michael Myers di Halloween) unitamente al famigerato Freddy Krueger
per una battaglia che strappa parecchie risate alla platea. Sulla stessa
lunghezza d'onda il successivo tag team match con protagonista il fondatore
della prima federazione indipendente giapponese, Ryuma Go. Buon amico di Onita e
degno di menzione più per l'importanza storica che non per le proprie qualità di
lottatore, si accompagna a tre illustri sconosciuti dando vita ad una piuttosto
noiosa pantomima destinata a durare per più di 15 minuti. Il liberatorio suono
della campana strappa dal sonno gli astanti.
Ora che il pubblico si è rilassato a dovere, si può iniziare a fare sul serio
con il primo incontro titolato della serata. Il promettente Taka Michinoku
tenterà l'impresa di strappare l'alloro dei pesi leggeri dalla vita di Koji
Nakagawa, campione incontrastato già dal mese di novembre. I due atleti onorano
al meglio il prestigioso palcoscenico a loro disposizione e regalano ai presenti
un fantastico match che si piazza di diritto fra i migliori di sempre mai
disputati all'interno del Kawasaki Stadium. Impossibile individuare un favorito
nemmeno a contesa iniziata, tanti sono i repentini rovesciamenti di fronte ed i
tentativi di schienamento falliti per pochi centesimi di secondo. La vittoria
finisce col sorridere allo sfidante, ma è chiaro a tutti come la sorte
dell'incontro sia stata decisa semplicemente da una circostanza invece che da un
altra. Nakagawa perde la cintura, ma guadagna ulteriore convinzione nelle
proprie qualità; Taka Michinoku è il nuovo e lanciatissimo campione Indipendent
Junior Heavyweight della FMW!
Mentre Matsunaga porta a termine il riscaldamento all'interno degli spogliatoi,
va in scena un match femminile improntato prevalentemente al brawling con tanto
di finale via KO che sorride a Chigusa Nagayo, capace di mandare nel mondo dei
sogni Shark Tsuchiya. Rientrate le due ragazze, Mitshuhiro e compagni (Hido e
Hosaka) raggiungo il ring per battersi contro il pirotecnico Miguel Perez Jr.,
il mascherato Toryu e l'ex IWA Japan Soji Nakamaki, quest'ultimo fieramente
coperto dalla maglietta “EC F'N W”. Nonostante le motivazioni non proprio alle
stelle, Matsunaga guida il proprio team alla vittoria concedendo inoltre al
pubblico lo spettacolo di uno scambio di reciproche sediate in testa con
Nakamaki. Nessuno fra i presenti lo sa, ma, deluso dal trattamento ricevuto e
desideroso di combattere più di frequente nei deathmatch, Mitsuhiro abbandonerà
l'indomani la FMW per entrare a far parte della neonata Big Japan Pro Wrestling,
ennesimo tentativo di concorrenza nei confronti della federazione di Arai.
La storia si ripete. Ancora una volta una stella delusa dalla propria situazione
professionale lascia il gruppo in favore della concorrenza. Effettivamente
Matsunaga non è all'apogeo della carriera ed in passato la FMW è riuscita a
sopperire a defezioni ben più pesanti, ma rimpiazzarlo non sarà comunque compito
agevole... stiamo in ogni caso parlando di uno dei migliori interpreti dell'extreme
wrestling al mondo.
A riportarci coi piedi per terra, strappandoci alle elucubrazioni sul possibile
successo della concorrenza, ci pensa fortunatamente l'incontro successivo:
quando appaiono gli Headhunters e Leatherface non possiamo fare a meno di
constatare la misera fine di chi, fosse IWA Japan o W*ING, abbia provato ad
insidiare il mercato della federazione di Arai prima della Big Japan.
I tre energumeni si batteranno contro The Gladiator, Hisakatsu Oya ed Horace
Boulder per l'assegnazione dei neonati allori 6 Men Street Fight Tag Team. La
lotta è senza quartiere (tanto da raggiungere le vertiginose altezze di
un'impalcatura), equilibrata ed estremamente intensa. Più volte sembra che
l'incontro sia sul punto di concludersi, ma un'improvviso kick out o
l'intervento in extremis di uno dei contendenti riporta la situazione in gioco.
Dopo circa 20 minuti, l'impresa riesce a Leatherface che schiena Boulder dopo un
deciso brainbuster e conquista i titoli per il proprio team. Anche in questo
caso ottima prestazione generale, in particolare da parte di Oya, vittima
preferita dei monumentali Headhunters senza però lasciarsi travolgere e persino
controbattendo alle azioni di rivali ben più potenti di lui. Menzione
particolare per Horace, lottatore irriconoscibile rispetto ai mediocri trascorsi
in WCW. L'aria nipponica, per taluni, è molto più salutare rispetto a quella
statunitense.
Ed eccoci arrivati, quasi senza rendercene conto, al primo dei tre main event
previsti dalla card. Cactus Jack, al suo ultimo incontro in Giappone prima di
raggiungere la WWF, mette in palio il titolo simbolico di “King of Deathmatch”
(conquistato nell'omonimo torneo IWA del 1995 proprio al Kawasaki Stadium)
contro W*ING Kanemura. La stipulazione scelta per l'occasione è stata tramandata
con nomi differenti e talora nemmeno troppo corretti, io la riassumerei come
Barbed Wire Barricade Spider Net Glass deathmatch dove il filo spinato è posto
verticalmente fra le corde del ring ed attraverso strutture di legno sistemate
al bordo dello stesso con l'aggiunta di lastre di vetro a coronare il tutto. Nel
corso dei 16 minuti e 49 secondi intercorsi fra i due suoni della campana
troviamo tutta la drammaticità degli incontri di Mick Foley unitamente a tutto
il sadismo di quelli offerti da Kanemura per una formula vincente capace di
regalare alla storia uno fra i migliori match di wrestling estremo mai
disputati. Cactus Jack mantiene il proprio titolo in un vero e proprio bagno di
sangue ricevendo tutto l'apprezzamento da parte del pubblico nipponico... quanti
lottatori avrebbero accettato una stipulazione così rischiosa con un contratto
WWF già firmato in tasca? Dal par suo, l'astro nascente Kanemura guadagna una
notevole credibilità per aver tenuto testa strenuamente al rivale ed
affermandosi per completezza e spirito combattivo. Il suo futuro sarà radioso,
poco ma sicuro!
Ormai la luce del sole è completamente scomparsa ed il buio della notte regna
sull'intero Kawasaki Stadium. Una pausa di qualche minuto permette al pubblico
di rifiatare ed agli addetti di ripulire e quindi riallestire il ring per il
match a venire. Reso ancora più spettacolare dalle tenebre che avvolgono il
quadrato, sarà un No Rope Exploding Barbed Wire deathmatch a stabilire la
vincitrice della faida tutta al femminile fra Megumi Kudo e la campionessa
Combat Toyoda intorno all'alloro di categoria. Per la prima volta nella storia
del wrestling due donne si affronteranno nella stipulazione estrema per
eccellenza, non a caso ideata dalla FMW, con tanto di parere contrario dell'ex
presidente Atsushi Onita che ritiene i rischi troppo elevati per due esponenti
del gentil sesso. Sembrerà un'esagerazione, ma anche in questo caso stiamo
parlando di uno dei migliori, se non del migliore, match femminile di sempre. Le
urla, il sangue, i colpi, le esplosioni... impossibile staccare gli occhi
dall'azione, impossibile non rendere omaggio ad una coppia di lottatrici
straordinarie. Un incontro che qualsiasi appassionato di wrestling deve vedere.
21 minuti e 26 secondi di dramma e di poesia. Di arte.
Megumi, con la forza della disperazione, riesce ad inchiodare a tappeto
l'avversaria utilizzando l'ultima risorsa a propria disposizione, una mossa
tanto pericolosa quando faticosa da eseguire: il Kudo Driver. 1-2-3. La corona
FMW Indipendent & WWA Women's cambia regina.
Atsushi Onita, visibilmente impressionato, abbandona il suo posto in prima fila
e si lancia sul ring per prestare soccorso alle due atlete stremate dalla lotta.
Una volta negli spogliatoi, le ragazze si stringeranno in un intenso abbraccio
davanti alle telecamere, i volti segnati dal pianto. L'indomani Combat Toyoda
abbandonerà la FMW, sicura però di averla lasciata nelle ottime mani dell'amica
Megumi Kudo.
Lo spettacolo è ormai iniziato da poco più di quattro ore quando il ring viene
finalmente predisposto per l'ultimo match della giornata. Il rischio di doversi
confrontare con un pubblico stanco ed appagato era già altissimo per via della
quantità di incontri organizzati e, dopo una sifda del livello di quella
precedente, pareva quasi una certezza. Arai e soci lo hanno però affrontato col
coraggio e la consapevolezza dei forti, sconfiggendolo. I tifosi hanno reagito
alla grande contesa dopo contesa fino alla stupenda sfida fra la Toyoda e la
Kudo, per poi continuare come se nulla fosse a farsi sentire anche nel corso
dell'ultimo main event.
FMW contro Porto Rican Army per l'onore ed una borsa da duecentomila dollari, il
ritorno in azione di Hayabusa, un mistery partner per Mister Pogo, Onita di
nuovo al suo posto in prima fila ed un terrificante deathmatch a far da
palcoscenico. Un piatto ricco come pochi... soprattutto se il lottatore
misterioso si chiama Terry Funk e se la stipulazione è un Double Hell No Rope
Exploding Barbed Wire Exploding Barbed Wire Boards Time Bomb deathmatch.
Dovendo fare i conti con giovani leoni quali Masato Tanaka ed Hayabusa, il team
messo in piedi da Quinones cede qualcosa in fatto di tecnica ed atletismo ma
guadagna parecchio in esperienza e brutalità. Mister Pogo è un vero demonio
mentre Terry Funk rientra in FMW dopo gli screzi con l'ex presidente, deciso a
brutalizzare senza pietà i suoi rampolli. Guidati da un ardore senza pari, i due
rappresentanti della federazione non hanno la minima intenzione di recitare la
parte delle vittime sacrificali e ribattono colpo su colpo, offesa su offesa,
alle mosse degli invasori. Hayabusa risente però palesemente del frettoloso
recupero dall'infortunio e l'impossibilità di utilizzare corde e paletti lo
ridimensiona notevolmente in quanto ad offensiva. Le scariche si susseguono
martoriando i quattro partecipanti al main event fino al suono di una sirena che
prelude all'esplosione dell'intero ring. Non basta ancora. La lotta prosegue.
Appare una sedia infuocata, ennesimo strumento di dolore dopo quelli adoperati
dall'efferato Mister Pogo. Gli heel riescono a mettere alle strette Hayabusa
dopo aver liquidato temporaneamente Tanaka... uno Spike Pile Driver porta
all'inevitabile schienamento di tre, risultato forse più della fatica accumulata
che non del colpo in sè.
La borsa di duecentomila dollari va quindi all'armata portoricana guidata da
Quinones, con somma gioia di Terry Funk che si impossessa di un microfono per
sfogare la propria rabbia nei confronti di Onita “troppo coniglio per accettare
la mia sfida due anni fa”. Atsushi replica gettando una bottiglietta d'acqua in
direzione del nemico ed allontanandosi alla volta degli spogliatoi per
raggiungere i due discepoli sconfitti.
Cala così il sipario su una memorabile giornata di wrestling, perfetto mix fra
tutte le componenti che rendono unico questo sport.
Eiji Ezaki raccoglie l'ennesimo fallimento in un'occasione importante.
Smascherato dopo il conto finale, verrà ricoverato in ospedale ed ivi ricucito
con ben 111 punti di sutura (65 invece quelli necessari alle ferite di Masato
Tanaka). Senza ombra di dubbio un rientro in azione da dimenticare dopo lo stop
forzato in seguito ad un altro deathmatch... ma di questo parleremo nella
prossima puntata.
L'edizione della storia FMW che vi aspetta fra una settimana sarà una fra le più
ricche della serie: seguiremo Hayabusa nei giorni successivi alla disfatta,
parleremo inoltre di Mister Pogo, del debutto di un titolo ed in generale del
nuovo corso intrepreso dalla federazione dopo l'evento al Kawasaki Stadium.
A presto!A cura di Fulvio "Mr NoLimits" Fiorio
|
|